Ecco! Attento a dove metti i piedi, non lasciarti distrarre dai rumori del cantiere, seguimi. Quel muro non c’era, sono sicuro che passavamo da quella parte. Questo luogo non è più vuoto, non è più disabitato. Avvicinati, qui già non c’è più polvere… spazio interrotto.

È passato troppo tempo, stanno costruendo compartimenti, presto qui ci saranno solo estranei. Lungo tutta la parete verranno installate delle ampie vetrate che si affacceranno sul nuovo parcheggio. Mi risulta difficile al momento immaginare questo edificio popolato da molte persone, tutte presenti contemporaneamente; ancora più arduo è concepirlo svuotato, solo per qualche ora al giorno, al termine del turno di lavoro.

 

Cammina vicino alla parete, attento a quei cavi, la vedi quella stanza? Ricordo che da bambini, quando giocavamo agli esploratori, entravamo muniti di torce elettriche. Questo  vecchio mobile malconcio è ancora qui, ostruisce il passaggio per la scala che porta al piano interrato, gli operai non l’hanno ancora rimosso. In mezzo alla stanza c’era un tavolo su cui  si trovava una pila di vecchi giornali e riviste. Alcune casse vuote occupavano il pavimento nella parte della sala più in ombra. Hanno accatastato tutto in quell’angolo: le casse adesso sono piene, non mi pareva ci fossero così tante cose sparse qui in giro. Forse non eravamo gli unici a visitare questo posto prima che venisse riqualificato.

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