Museo

Uscire nel paesaggio

Paesaggio inteso come orizzonte momentaneo e - nella memoria - durevole, rumore di unità specifiche, differenziate e indipendenti. Il paesaggio è estraneo alle persone che vi abitano ma non lo popolano, o non ne hanno una piena consapevolezza. La sua ricerca è una ricerca della natura in quanto totalità, ma l’unico modo per contemplare qualcosa di così vasto è procedere attraverso selezioni, distinzioni, esaltazioni, manipolazioni.

Queste operazioni consentono l’attraversamento dell’entrata/uscita che non porta verso un avvicinamento alla natura (non si tratta di un ritorno al passato, di nostalgia romantica o di una ricerca della primitività), ma verso la natura intesa come cosmo, essenza del tutto e quindi anche del divino, nell’accezione più indefinita e astratta del termine.

Compiendo un piccolo sforzo è possibile associare il concetto di “paesaggio” a quello di “museo”: il paesaggio ha una sua architettura, ospita “monumenti” carichi di valore simbolico, è testimone della storia e può essere concepito come un luogo/non luogo in cui entrare o da cui uscire. Ogni museo ha una propria configurazione, ma qual è l’opera esposta che veramente ci fa sentire, osservandola, parte di qualche cosa che travalica i limiti dell’istituzione in cui è collocata? Similmente qual è l’elemento del paesaggio che ci fa sentire parte di esso? Cos’è che scatena il coinvolgimento emotivo. L’accesso al paesaggio può essere identificato in un punto, in un indice oppure, come in questo caso, può corrispondere ad una deformazione ottenuta attraverso la manipolazione digitale cui il luogo fotografato è sottoposto.